Venerdì 14 Luglio ore 21

La Locandiera

Compagnia Stabile del Leonardo
Commedia di Carlo Goldoni


Regia di Marco Mattiuzzo

Quattro uomini, in modi diversi, corteggiano la giovane locandiera. Il Marchese di Forlipopoli, un tronfio e ridicolo nobile decaduto, pretende l’amore di Mirandolina come un ovvio tributo dovuto al suo titolo; il Conte d’Albafiorita, che ha comprato il suo titolo, è altrettanto sicuro di poterne ottenere l’amore prodigando per lei il proprio denaro; Fabrizio, il servitore della locanda, pensa di poter vantare dei diritti sulla ragazza, perché il defunto padre di lei avrebbe voluto il loro matrimonio; e infine il Cavalier di Ripafratta, sdegnoso e pieno di pregiudizi sulle donne, che pretenderà d’essere ricambiato, quando, dopo aver combattuto un’impossibile lotta con se stesso, accetterà di dichiararsi vinto proprio dalla femminilità di Mirandolina. Ma Mirandolina non s’innamorerà di nessuno di loro. Il Marchese, il Conte, il Cavaliere, lo stesso Fabrizio, che pretende ancor prima del matrimonio di imporre a Mirandolina la sua tutela come erede designato del padre, pretendono l’amore della Locandiera come se fosse loro dovuto: “amore” è la parola convenzionale con cui, come tutti gli uomini, mascherano la loro imposizione. Così, se alla fine Mirandolina sposerà Fabrizio, lo farà soltanto (lo dice lei stessa) perché avrà capito che in quella società una donna sola è troppo debole: Fabrizio, il più innocuo dei tre, il più gestibile, quello che, in fondo, sarà meno “padrone”. Mirandolina non cade nella trappola: resterà libera. E la sua ostinata libertà è ciò che ancora oggi le procura l’antipatia dei benpensanti… e insieme ci fa innamorare, noi spettatori, di lei personaggio. Come il Cavalier di Ripafratta, vittime dello stesso ingranaggio, desideriamo ciò che ci sfugge, proprio perché ci sfugge e finché ci sfugge. Le spettatrici? Non sappiamo. Ma se un meccanismo d’immedesimazione è ipotizzabile, allora temiamo che anche per una donna non sia facile confrontarsi con un personaggio così.

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